Carla Mura

Carla Mura, foto di Chiara Leone  ©Carla Mura

After a long period of painting, Carla began to realize her works using a new material she loved very much, thread. All this wonderful world of the thread has become part of the spontaneous technique that she has to create her works by differentiating the supports ranging from wood to marble and travertine stones, to plexiglass, to the canvas. Carla uses her threads in slow and measured paths, knots them, crosses them in continuous cross-references. She organizes them in rhythmic sequences or free combinations, in Cartesian configurations or intricate grids, sinks them under inextricable tangles of other threads, almost as if she wanted to contrast the ineluctability of Atropo’s extreme act and therefore the end of life. From Kiki Smith to Claudia Losi and even more explicitly in the work of the Egyptian Ghada Amer, embroidery becomes a stylistic figure to reflect on the dimension of femininity in the dominant culture. Carla Mura, unlike her contemporaries, abandons figuration to play more ironically with the material that becomes the very subject of representation.

Dopo un lungo periodo di sola pittura inizia a realizzare le sue opere utilizzando un nuovo materiale da lei molto amato, il filo. Tutto questo meraviglioso mondo del filo è entrato a far parte della tecnica spontanea che Carla Mura ha per realizzare le sue opere differenziando i supporti che spaziano dal legno alle pietre marmo e travertino, al plexiglass, alla tela. Utilizza i suoi fili in percorsi lenti e misurati, li annoda, li incrocia in continui rimandi dal prima al poi, li organizza in sequenze ritmiche o libere combinazioni, in configurazioni cartesiane o intricati reticoli, li inabissa sotto grovigli inestricabili di altri fili, quasi voglia contrastare l’ineluttabilità dell’atto estremo di Atropo e quindi la fine della vita. Da Kiki Smith a Claudia Losi e ancor più esplicitamente nel lavoro dell’egiziana Ghada Amer, il ricamo diventa cifra stilistica per riflettere sulla dimensione della femminilità nella cultura dominante. Carla Mura, diversamente dalle sue contemporanee, abbandona la figurazione per giocare in maniera più ironica con il materiale che diventa il soggetto stesso della rappresentazione.