“Fossi Filo”

Recensione a ” Fossi Filo”, Sitacra, Edizioni Efesto, Roma, 2020


Nel caos della quotidianità,“Fossi filo” di Sitacra è un’opera che accoglie il lettore in una dimensione in cui rifugiarsi e, allo stesso tempo, in un luogo di consapevolezza e di coraggio che porta l’anima fragile e sola a intraprendere un lungo cammino nei suoi angoli più profondi e oscuri. Una propensione che si riflette anche nel rapporto che l’artista ha con tutto ciò che la circonda: «Gli occhi non bastano per vedere /e non bastano le orecchie per sentire. / Guardare oltre è diventare l’altro». A rendere prigioniero l’essere umano, ammaliato da un’esistenza illusoria, superficiale ed effimera, è proprio la “cecità”. Senza dubbio, è questa una profonda riflessione – di grande impatto emotivo – che conduce ognuno di noi a strappare quel “velo di Maya” che spesso offusca la vista e la percezione che abbiamo del mondo, così da giungere finalmente alla realtà vera e più intima che cela significati preziosi.

“Fossi Filo”, di Sitacra, Edizioni Efesto, Roma, 2020.

All’interno della raccolta non esiste alcuna separazione: poesie e disegni si fondono tra loro, fissando su pagina l’impeto dell’attimo. Il lettore è esposto, senza filtri, ad un dialogo interiore che l’artista instaura con la materia plasmata. I segni tracciati nella mente e negli occhi si agitano inquieti, necessitano di aprire la strada verso direzioni e forme ignote. È così che la mano diviene strumento di ciò che muoveil cuore, colmo di emozione e stupore di fronte alla materia viva: «Tu dolce estranea mi appartieni / eppure non ti conosco».                                                                                             Fili che si avvinghiano alle braccia, linee e colori che delicatamente iniziano a palpitare con un semplice tocco delle dita. È forse questo il mistero della Creazione? Assimilabile quasi all’ “alito di vita” che nel racconto biblico viene soffiato dal Dio Eterno, rendendo vivo l’essere umano, dopo essere stato plasmato mediante la polvere del suolo.

“Senza titolo”, inchiostro e acquerello su carta, 14cm x 14 cm, 2003 ©Sitacra. Opera acquistabile su inWomen.Gallery

Non a caso a dominare l’intera opera è la lotta profonda tra materia e spirito: per sopravvivere entrambe devono coesistere, in quanto l’una non può vivere senza l’altra. Infatti, la materia priva di respiro vitale è condannata ad essere un involucro spoglio e vuoto, ma estrarre e plasmare l’anima da un elemento inerte implica sofferenza, poiché l’arte non è altro che il materializzarsi dello spirito di chi crea.

 “Fossi filo” dunque esprime con delicatezza ciò che accomuna ogni singolo individuo: dal contatto con la natura e la spiritualità, schiacciate spesso dal materialismo, alla difficile ricerca del proprio io e della serenità interiore, fino al segno indelebile di chi è sopravvissuto a prove dolorose della vita. È una raccolta che intreccia all’unisono molteplici esistenze, espandendo con forza e amore un profondo inno alla vita.


Annalisa Barile
Annalisa Barile


Annalisa Barile è nata a Roma nel 1996. Dopo aver conseguito il Diploma Binazionale italo-francese EsaBac, si laurea in Lettere indirizzo storico-geografico presso l’Università degli Studi Roma Tre con tesi in Letteratura italiana contemporanea. Attualmente è iscritta al corso di Laurea magistrale in Italianistica presso il medesimo Ateneo.