Intervista a Carla Mura

Artista di inWomen.Gallery

Carla Mura © Carla Mura

Francesca Della Ventura: Carla, raccontaci di te. Prima di lavorare con la pittura tessile, hai lavorato con altri media artistici? Cosa ti ha spinto a lavorare con il filo di cotone e come é stato per te maneggiare questo nuovo medium?

Carla Mura: Prima di iniziare ad utilizzare il filo di cotone per i miei quadri nel 2004 ho lavorato per anni con materiali molto diversi, spaziando da legni, sabbia, spezie africane, gomma, pietre e altri materiali della natura abbinati a mix di acrilici per quadri astratti materici o concettuali. Ho fatto molte mostre, soprattutto in Sardegna al tempo, poi successivamente a Roma una volta trasferitimi li dove poi ho abitato 10 anni. Il mio tempo non era scandito da tempi precisi ma ero in continua creazione giorno e notte, un’immersione totale. Successivamente ho iniziato ad abbinare la tecnica acrilica con il filo, i primi quadri erano tutti bianco écru e nero, quasi come se avessi voluto esprimere i due opposti della vita, quindi il bene ed il male, il certo ed il non certo, le certezze ed i dubbi, gli opposti.Molto importante questo concetto per me, che ha tuttora molte sfumature da approfondire anche in termini di esperienze di vita. Il filo l’ho amato da subito, trovato in un mercato di antiquariato a Roma, iniziai ad usarlo e ad oggi è diventato il mio mezzo espressivo che mi si addice perfettamente, per la sua duttilità e per il contrasto fragile e forte.

FDV: Ci spieghi il processo tecnico di realizzazione delle tue opere? Ne sono molto incuriosita…

CM: Il processo di realizzazione è molto e quasi sempre istintuale. Parto dal supporto che preferisco in quel dato momento, scelgo la cromia e strada facendo… inizio a lavorare per ore, con numerosi passaggi su tela di architetture di fantasia o ricordi ben definiti di dettagli metropolitani o simboli o icone visive. Poi guardo e riguardo il quadro, aggiungo e concludo. La media di un quadro finito è di una settimana.

Frida e Diego, cotone e stampa fotografica su tela,100 x 100cm,2014 © Carla Mura.

FDV: Quali sono i soggetti, le situazioni, gli eventi a cui maggiormente ti ispiri? 

CM: Alcuni miei quadri sono degli omaggi a grandi maestri del mondo dell’arte come Van Gogh o Roy Lichtenstein o Frida Kahlo. Mai dimenticare chi ci ha preceduto e chi ha avuto una vita artistica importante. Quindi per il quadro dedicato a Van Gogh ho preso in considerazione i suoi colori riconoscibili dei suoi campi famosissimi e ho perfettamente riprodotto quei colori con sfumature di filo compatibile nelle definizioni cromatiche così da sembrare un campo pieno di sfumature di colori vangoghiane. Frida Kalho è da anni una mia eroina sia per la vita privata vissuta sia per le opere che rispecchiano a pieno il suo essere ed il suo sentire, quindi da donna l’ho omaggiata con due o tre quadri, uno per il bambino tanto desiderato e mai nato, l’altra per la sua storia passionale e combattuta con il famoso muralista Diego Rivera, l’altra per la sua storia fisica dolorosa, dall’incidente in tram ai suoi busti dolorosi portati una buona parte della sua vita. Ho un progetto su lei che ancora non ho mai esposto ma che forse prima o poi, quando troverò qualcuno, qualche critico o qualche galleria che lo apprezzerà, lo presenterò al pubblico. Anche perché questa artista ha bisogno di qualcosa di fresco nell’essere rappresentata per vari motivi, uno dei quali è che nella sua vita a vissuto delle storie molto attuali ancora oggi e che potrebbero essere da monito per le generazioni future, per al comprensione di modi e stili di vita.

FDV: Nella nostra galleria é presente una delle tue opere con protagonista Frida Kahlo. Quali sono le artiste a cui maggiormente guardi? Ce le presenti?

CM: Diciamo che non mi ispiro particolarmente a nessuna artista, io sono io, e quello che faccio è frutto della mia vita, delle mie esperienze, delle mie visioni e del mio percorso sia di vita sia lavorativo, aggiungendo sempre qualcosa di nuovo a quello che faccio. Ovviamente sono affascinata da molte artiste sia in vita che storiche ed importanti che stimo sia dal punto di vista umano che professionale. Ce ne sono tante brave: Kiki Smith, Sarah Morris, Louis Bourgeois, Vanessa Beecroft, Cecile Brown , tutte artiste fortemente legate ai problemi sociali, con una grande carica emotiva alle spalle. Per quanto riguarda le artiste italiane, ogni tanto si vede qualcosa di innovativo, anche se ripeto sempre che non abbiamo il giusto valore ed il giusto spazio se non ogni tanto durante Biennali ma poco coinvolgimento di curatori che non ci seguono come dovrebbero e non ci aiutano a emergere come dovrebbero. Non si può sempre aspettare che non siamo più in questo mondo per apprezzarci e farci conoscere. Molte di noi meritano più visibilità. Mi appello sempre a giornalisti ed esperti per questo. In questo momento c’è Marinella Senatore che sta facendo un bel percorso ed è brava, Paola Pivi anche mi piace molto, per il resto poca considerazione. In questo momento di piena pandemia mondiale, dovremmo approfittare del tempo disponibile per far conoscere al grande pubblico l’arte italiana e gli artisti/e italiane. Servirebbe a noi in primis, all’Italia, all’economia italiana, ai giovani italiani, alla cultura italiana etc. A volte continuo a vedere gallerie rinomate e importanti che continuano a sostenere solo stranieri/e e credo non sia per niente umano. Speriamo cambi qualcosa, altrimenti inutile lamentarsi dell’andamento italiano e dei giovani che espatriano se poi noi italiani siamo i primi a non sostenerci.

Un ringraziamento e saluto particolare a chi mi segue e mi apprezza, dimostrandomelo.

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