Intervista a Daniela Cavallo

Daniela Cavallo, foto di Diego Camola © Daniela Cavallo

Daniela Cavallo é pugliese di nascita, ma da anni vive e lavora a Milano. Le sue opere, esempi di pittura digitale fortemente radicati nell’estetica contemporanea, rivelano una ricerca che spazia dalla meditazione finalizzata alla ricerca del senso ultimo delle cose fino alla grazia di una completa percezione di se stessi e degli altri.

Francesca Della Ventura (FDV): Cara Daniela, mi farebbe piacere che ci raccontassi come si é evoluto nel tempo il tuo percorso artistico. Cosa é necessario secondo te oggi, in un’epoca in cui tutti si dichiarano fotografi, essere davvero dei professionisti e degli artisti con questo medium?

Daniela Cavallo (DC): La fotografia è “scrittura della luce”, io partirei da qui. Nasce per non dimenticare i volti di chi muore, nasce per fermare il tempo. Per me la fotografia é ogni immagine che colpisce il nostro immaginario, si ricollega a qualcosa che è inconscio, eterno e che fa parte di noi, la fotografia ci aiuta nell’illuderci che siamo eterni. Si ricollega all’anima: è questo che io cerco, attraverso l’arte, l’anima, forse la mia o forse la “nostra”. Ho sempre amato moltissimo la fotografia, analogica e digitale, ritoccata, in tutte le sue forme.  Io però non mi sento “fotografa” nel senso “stretto”, tecnico. Ho conosciuto moltissimi fotografi, sono capaci di parlarti per  un’ora consecutiva di obiettivi e marche  di macchine fotografiche, “Nikon o Canon?” Questo è il dilemma, per carità meravigliosa la tecnica, ma che noia! La fotografia è in mano agli uomini per la maggior parte, bravissimi, tecnicissimi e a volte noiosi. Io non sono una fotografa, sono un’artista, vengo dalla pittura, il mio insegnante di pittura, all’ Accademia di Brera “il Bottarelli” , con cui ho litigato tanto, mi ha insegnato a sperimentare, mi ha insegnato che dagli errori, dalle macchie astratte,  possono essere creati percorsi e poi opere . Non mi sono mai posta problemi, una volta che ho conosciuto “la Macchina fotografica” -il Corpo-, e i Software digitali : -l’anima-, io mi sono concessa il lusso di esprimermi, e ben vengano pixel che sgranano creando un effetto pittorico magico, o cieli ”bruciati” e “sbagliati” che “tirano fuori un “bianco” accecante e assoluto, ben vengano. I miei artisti preferiti che utilizzano questo mezzo? Sarah Moon e Hubert Kaufmann. Sono dei pittori più che fotografi a mio parere, ecco io mi sento vicino alla loro ricerca che si radica nella pittura, e nell’anima più che in una Canon o una Nikon.

FDV: Hai partecipato a mostre importanti, sia in Italia che all’ estero tra cui la Biennale di Venezia e la Biennale di San Pietroburgo. Cosa ti hanno lasciato queste due ultime esperienze? Quale rifaresti? Come é stato vivere la Biennale da protagonista?

DC: Alla Biennale di San Pietroburgo ho partecipato grazie a Fabrizio Boggiano, un critico anticonformista e intelligente che mi ha invitata nel 2008. Ero giovanissima e non mi fu possibile presenziare all’esposizione. Fu comunque una grande emozione sapere che le mie opere sarebbero state esposte accanto a  quelle dei grandi maestri dell’arte contemporanea. Ho partecipato alla Biennale di Venezia del 2011, quella curata da Sgarbi, che selezionò in tutta Italia artisti  che rappresentassero la propria regione. Io fui scelta per la Lombardia. Fui molto grata, non mi sono mai sentita protagonista però, ho sentito, in qualche modo di essere riconosciuta  nella mia ricerca. Ed è stato divertente.  Quale esperienza rifarei? La prossima quella che non conosco ancora.

“Light 4”, prova d’autore, 23×23 cm (incorniciato), stampa su carta di cotone, mini formato nuova edizione, 2020 ©Daniela Cavallo
“Lampi”, prova d’autore, 23×23 cm (incorniciato), stampa su carta di cotone, mini formato nuova edizione, 2020 ©Daniela Cavallo

FDV: Sei di Ostuni, ma vivi a Milano, qui hai iniziato il tuo percorso artistico. Come é cambiata Milano negli ultimi anni? É ancora un ambiente adatto a chi fa fotografia e a chi fa l’artista contemporaneo?

DC: Sono nata a Ostuni, ma a due-tre anni mi sono trasferita con i miei genitori a Milano…della mia terra porto nel cuore la luce calda, gialla e forte…la bellezza della Puglia mi ha fatto desiderare di poterla possedere per portarla via con me anche a Milano, con tutto il suo calore e tutta la mia  famiglia che lasciavo lì assieme ai miei nonni, forse con una fotografia avrei potuto farlo ed ho iniziato così, fotografando gli ulivi e mia cugina. A Milano devo molto, la amo tantissimo, mi ha dato tante opportunità, ma esistono le caste,  esiste la “snobberia” e tanto altro di cui non voglio parlare, ho dovuto distaccarmi un po’ per un periodo perché ero disgustata. Ma la voglia di giocare con la vita attraverso l’arte non me la toglie nessuno.

FDV: Nei tuoi ultimi lavori, come quelli presenti in galleria, ricorre molto spesso l´elemento dell’ acqua? Perché questa scelta? Quali sono gli effetti dell’acqua nelle tue fotografie?

DC: Noi siamo fatti  d’acqua, per circa l’80%. Le relazioni sono “acqua” si congelano, evaporano, si cristallizzano, si liquefanno. Come non indagarla? La fotografo perché è magica, come lo siamo noi che  continuiamo ad illuderci di poter fermare il tempo come in una fotografia.