Intervista a Laura Ruggiero

Laura Ruggiero, classe ’88 e origini casertane. Si laurea presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” in “Fashion Design and Visual Arts” con una tesi sperimentale realizzata sulla prototipazione di una collezione di moda tecnologicamente indossabile, la “Wearable Technologies”, e progettata partendo dalla ricerca del prodotto di design sino al raggiungimento della sua fase progettuale. Laura si dedica, da autodidatta, anche alla fotografia reportage con stampo documentaristico, dedicando particolare attenzione al tema sociale e umano.


Francesca Della Ventura(FDV): Cara Laura é molto interassante il progetto delle “Wearable Technologies” che hai creato. Come é nato? Ti va di parlarne nel dettaglio per inWomen.Gallery?

Laura Ruggiero (LR): “Wearable Technologies” è il personale progetto di studio avviato durante la stesura della tesi di Laurea sperimentale. Un prototipo di vestiario elaborato mediante la ricerca hi-tech applicata al settore del Fashion Design e delle energie sostenibili e rinnovabili. Un abbigliamento dal design interattivo il quale rivolge la sua attenzione alla natura cognitiva e sensoriale dei nuovi sistemi hi-tech applicati nel vestiario dando forma, così, a nuove modalità di iterazione tra la persona e il prodotto e realizzando, di fatto, una tecnologia la quale risponda ai bisogni sociali dell’utenza. La collezione mira a una visione di elettronica del vestiario strategicamente correlata alla capacità di ottenere filati i quali, oltre ad avere le proprietà sopraccitate, mantengano caratteristiche meccaniche e di elaborazione di una fibra normale. Il filo tessile, infatti, diventa un dispositivo elettronico capace di reagire a tutti gli effetti ambientali e divenendo una sorgente meccanica, termica o magnetica mediante l’inserimento di film elastici solari, microchip elettrici, nano-sensori,polimeri conduttori e nano-particelle. L’inserimento degli stessi nel filato avviene per mezzo del processo di tessitura in maniera tale da formare un tutt’uno con la trama di un capo, oppure mediante transistor talmente piccoli da poter essere inseriti all’interno del tessuto regolandone il flusso della corrente tra due elettrodi. I transistor si presentano come semplici fili di cotone collegati tra loro attraverso nodi o processi di tessitura normalmente utilizzati per la produzione di tessuti. Alcuni dei prototipi realizzati si basano sullo studio del connubio tra energia rinnovabile e del comparto del tessile tecnologico come, ad esempio, la progettazione della mantella il cui filato in cotone si compone di una particolare base d’argento atta a inibire la crescita e la persistenza di batteri e virus. Infatti, mediante un procedimento antivirale, antimicrobico e idrorepellente il capo indossato potrà schermare il passaggio di goccioline e la diffusione di virus. Inoltre, sulla mantella sono applicati film sottilissimi e modellabili di micro pannelli solari la cui finalità sarà assorbire luce naturale trasmettendola sotto forma di energia ai transistor presenti nel filato. Si pensi ad un capo di abbigliamento ideato per l’emissione di luce e studiato mediante un concetto di ingegneria elettronica del vestiario e i diversi ambiti nei quali il suo utilizzo potrebbe trarne benefici: non solo design e moda, ma anche abbigliamento per sport estremi o vestiario tecnologico per finalità scientifiche. Un esempio? La tuta spaziale indossata per le spedizioni in orbita dagli astronauti deve possedere caratteristiche particolari che, nella loro complessità, hanno lo scopo di proteggere il corpo degli astronauti dalle condizioni proibitive che si ritrovano nello spazio: temperature che oscillano dai 120° ai -156°, polveri cosmiche, radiazioni solari e micrometeoriti. La correlazione tra Moda, Arte, Tecnologia assume sempre più i connotati di una rivoluzione scientifica in forte crescita nel mercato globale. Un’alleanza emblematica fonte di ispirazione tanto per i creativi, quanto per i tecnici del settore scientifico. Lo studio costante nei diversi ambiti farà della loro sinergia una strategia dalla quale si potranno raccogliere i frutti di grandi innovazioni applicabili non solo nel settore del Design, tanto quanto nel campo medico, sanitario, scientifico e tecnologico.


Wearable Technologies e abbigliamento fotovoltaico. Nell’immagine uno dei capi della collezione realizzato mediante una logica di energia sostenibile e hi-tech Textile. La mantella si compone di micro pannelli solari flessibili i quali catturano la luce trasformandola in energia. ©Laura Ruggiero

FDV: Qual é stato il passaggio dalle wearable technologies alla fotografia di moda e alla fotografia d’arte, se cosí vogliamo definirla?

LR: Durante il percorso universitario non ho mai avuto approccio alcuno con lo studio della fotografia, ancor meno quella di moda. Oltremodo, la conclusione del programma universitario ha mirato alla formazione di una figura professionale quale Fashion Designer, ovvero la mente che sta dietro la creazione artistica di un capo o di un accessorio studiandone le tendenze, elaborandone le bozze, selezionando i colori e i tessuti e supervisionando la produzione finale della collezione. È anche questa una forma d’arte. Per lavorare come stilista bisogna essere in possesso di una personalità artistica e creativa. È fondamentale avere talento nel disegno ed essere in grado di esprimere le idee sotto forma di schizzi, manualmente o attraverso i più recenti strumenti di design digitali. Non significa essere necessariamente un grande artista, ma avere alcune abilità nel combinare colori, toni e sfumature ed essere in grado di lavorare con il tessuto e combinarlo in modo originale. Inoltre, un forte interesse all’arte, alle gallerie d’arte e agli artisti significa ampliare il proprio background culturale trasformandolo in qualcosa che vada, e veda, oltre le proprie competenze e conoscenze artistiche. Devo una prima e iniziale curiosità verso la fotografia all’ambiente culturale e artistico che aleggia nella Città di Urbino. Negli anni di permanenza nella culla rinascimentale ho avuto il piacere di confrontarmi con artisti dell’Accademia delle Belle Arti e dell’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche). Rapportarmi con la loro realtà creativa e osservare la loro tecnica artistica mi ha concesso di guardare al di là del mio perimetro cognitivo creando una scorciatoia di passaggio con la fotografia. Difatti, è da considerarsi icastico che, con tempistiche e modalità distinte, sarei stata analogamente coinvolta dalla suddetta disciplina, essendo lei stessa fortemente connessa con il settore della moda.

Political Poster ©Laura Ruggiero

A Mother and Faith ©Laura Ruggiero

FDV: Laura ho letto che hai partecipato a manifestazioni artistiche internazionali importanti: Londra, Biennale di Milano, Miami Art Basel, Pro Biennale Venezia…cosa ha significato per te prender parte a queste manifestazioni artistiche internazionali cosí importanti? Come ti muovi nel mercato dell’arte? Ti é mai capitato di sentirti svantaggiata rispetto a un tuo collega uomo?

LR: Poco più di un anno fa ho avuto il piacere di poter esporre la mia produzione durante alcune manifestazioni. Sono esperienze stimolanti, ancor più le persone che l’ambiente porta a conoscerti: le loro storie, le loro opere, la conoscenza dei nuovi linguaggi contemporanei hanno un valore inestimabile in termini di ampliamento del sapere personale e della conoscenza del mercato dell’arte. Non ho mai vissuto in prima persona esperienze di svantaggio rispetto un collega uomo. Di fatto, è prioritario andare a sollevare il tappeto e tutta la polvere sotto cui andiamo a buttare ogni giorno la questione di genere e per farlo servono costanti letture della realtà, strategie di cambiamento e procedure di rinforzo che si svincolino da sotto-stereotipi o sessismi benevoli. Nonostante i miglioramenti negli ultimi anni, i divari di genere sul mercato del lavoro, e non solo, continuano a essere pronunciati e la causa principale risiede nel ruolo primario del linguaggio e della comunicazione nell’alimentare gli stereotipi e i ruoli di genere.

Nel progetto personale “Genesis” documento la condizione aberrante della donna in un’era post-patriarcale o neo-patriarcale. Questa fase è ancora più invisibile rispetto la precedente in quanto non nega la presenza femminile, ma le pone un filtro. La nostra è una cultura che ha chiesto e chiede alle donne di gestire al meglio più ruoli: lavoratrice, mamma, moglie, figlia insinuando, addirittura, il dubbio che il lavoro, portando via tempo, sia una delle cause della disgregazione della famiglia.


FLAPPERS, 1920. Flappers indica una generazione di giovani donne occidentali le quali, durante gli anni ’20, iniziarono a distinguersi attraverso scelte estetiche e di comportamento. Periodo, questo, di profondi cambiamenti il quale vede come protagonista il diritto di voto conquistato proprio dalle donne negli Stati Uniti il ​​26 agosto 1920 e, più in generale, la ferma volontà di essere socialmente uguali agli uomini per realizzare nuovi obiettivi: individualità, piena partecipazione alla vita politica, indipendenza economica e libertà sessuali. ©Laura Ruggiero

FDV: Secondo te, di cosa deve parlare la fotografia oggi? Qual é l’apporto che tu come fotografa puoi dare alla riflessione sul mondo contemporaneo in cui viviamo?

LR: Fotografia quale strumento d’indagine nella società contemporanea; fotografia quale metodo di ricerca sociologica visuale; fotografia come evidenza empirica; fotografia come memoria sociale; fotografia come testimonianza di un linguaggio sociale iconico. Nella fotografia sociale e umanista le persone e le loro azioni sono al centro della narrazione, ma viaggiano su un doppio binario: uno ne privilegia la presenza, l’altro l’assenza di una condizione.

In questo contesto la fotografia diviene un medium di dialogo atto a restituire dignità a quelle categorie lese attuando una sensibilizzazione massiccia, ma anche denunciandone i paradossi che si celano sotto gli occhi di tutti e ai quali si cerca di porre attenzione mediante un processo di dinamismo sociale. La mia posizione è rivolta al panorama dell’antropologia sociale con stampo fotografico di denuncia sociale, quale atto di responsabilità.


DECOSTRUZIONI. Il progetto mostra le trasformazioni sociali, infrastrutturali o ambientali avvenute nel tempo rapportandole a eventi storici nel presente. La percezione dell’osservatore diviene una collisione temporale cui costringe lo sguardo a uno sforzo ulteriore coinvolgendone due diversi passati: uno più lontano e l’altro più recente. E’ il risultato di una sovrapposizione fotografica la quale coinvolge epoche differenti nello stesso luogo: l’obiettivo finale mira a un’indagine antropologica, strutturale e architettonica volta a farne emergere la genesi, con particolare riguardo al ruolo del linguaggio sociale e della sua logica. ©Laura Ruggiero
Francesca Della Ventura
Francesca Della Ventura

Francesca Della Ventura è una giornalista, curatrice e critica d’arte contemporanea, nonché fondatrice e direttrice di inWomen.Gallery.