Intervista a Maria Cristina Ballestracci

Il lavoro di Maria Cristina Ballestracci è rivolto alla ricerca di una comunicazione, priva di ridondanza, in cui la purezza e l’essenzialità del segno colgano il significato più profondo delle cose in quella zona dove bellezza e poesia si fondono in una sola entità.


Francesca Della Ventura (FDV): Cara Maria Cristina, vorrei iniziare questa breve intervista chiedendoti come è nata la serie di opere che hai chiamato “Relitti” e che sono presenti anche su inWomen.Gallery? È un progetto a cui ti stai dedicando da tanti anni, come mai?

Maria Cristina Ballestracci (MCB): I “Relitti” nascono da un processo di ricerca filosofica, sono isole che raccontano storie, ogni relitto che raccolgo ha in sé la memoria di un luogo, di persone del tempo del mare che lo ha forgiato accarezzato, è un tentativo di ridare vita di far rinascere attraverso visioni che catalogo, incornicio, racchiudo sotto teca, microcosmi hai quali restituisco equilibrio formale e anche la parola non è solo significato ma parte stessa dell’opera. Oggetti, relitti che prendono altre forme, significati infiniti, ancore salvifiche, appunto “Relitti” che diventano iconografiche. Un’operazione che già i grandi Rinascimentali avevano intuito, quella di collegare Microcosmo e Macrocosmo in quella che Campanella chiamava “magia naturale” e che nasceva a partire dalla materia stessa delle cose.

Relitto n.65, tecnica mista, cornice di legno dipinta di bianco, 28cmx28cmx10cm, 2010-in corso, ©Maria Cristina Ballestracci

“Relitti” è un progetto al quale lavoro da molti anni perché l’anima del progetto stessa è “in divenire”, un’osservazione del mondo attraverso l’attenzione data a ciò che viene considerato rifiuto, un’osservazione che potrebbe diventare paradossalmente infinita… perché immensa è la quantità “di ciò che rimane” e dell’osservabile.

Il mio lavoro parte dalla raccolta dei relitti sulla spiaggia, una ricombinazione e una trasformazione di questi oggetti della natura.  Scelgo quelli che mi evocano immagini, poi catalogo per forma e per progetto, il primo progetto era riferito al naufragio esistenziale e dal quale ho immaginato ci si possa salvare attraverso i cinque elementi e i cinque sensi, il rapporto con questi “residui” è sempre salvifico di ri-nascita. E poi la fascinazione del mare, dell’elemento acqua che leviga, trasforma nel tempo i relitti, gli oggetti, ne imprime la memoria delle onde del tempo.

E così un altro progetto l’ho dedicato al significato alchemico dell’acqua, accostando oggetto-soggetto e parola, egualmente iconografica e significante. Ogni relitto è dunque una storia possibile, infinita.

Relitto n.60, tecnica mista, cornice di legno e cassa di vetro, 23cmx23cm x10cm, 2010-in corso, ©Maria Cristina Ballestracci

FDV: Come vivi il tuo essere artista nella società? Quale pensi sia il ruolo dell’artista (e dell’arte) oggi?

MCB: Il mio essere artista lo vivo attraverso un rapporto di responsabilità etica-estetica nei confronti della società. Ricerca di equilibrio formale attraverso l’uso di materiali di scarto, “sacrare” ricordava il filosofo Giorgio Agamben, significa separare dall’uso comune, quindi rendere sacro ciò che raccolgo è un invito a riflettere a rispettare anche “l’oggetto” e la sua storia. Non solo i rifiuti, gli scarti, ma anche le “vite di scarto”, che rappresentano. Sì, perché raccogliendo oggetti si può risalire alla vita di chi sono appartenuti, immaginarla e fissarla in una forma mutevole. Come scrive Zygmunt Bauman “i raccoglitori d’immondizie sono gli eroi non celebrati della modernità”. Il ruolo dell’artista e dell’arte oggi è forse quello di porre degli interrogativi e rilanciarli allo sguardo e a una visione interiore, sviluppare una coscienza critica e alimentare un dialogo costante, l’arte è ciò che amplia la definizione stessa di arte, affondando i paradigmi di ogni tempo e raccogliendo nel presente la definizione che ogni artista elabora “nominando” la sua opera.

FDV:  Dal 2006 al 2011 sei stata curatrice del progetto “Manifesta il lavoro delle donne” incentrato sul lavoro delle donne. Ci racconteresti qualcosa in piú nel dettaglio ?

MCB:  Manifesta il lavoro delle donne, è stato un contenitore culturale che ho curato per cinque anni, manifestava la volontà di suscitare attenzione intorno al tema del lavoro delle donne e delle pari opportunità. La storia ci ha consegnato, da generazione in generazione, diversi modelli di vita e di convivenza tra uomo e donna; nel nostro tempo li vediamo affiancati alle stesse mansioni, spesso si studiano in silenzio in cerca di comprensione reciproca a volte anche con una certa diffidenza. Non volevo porre semplicemente l’accento sulle difficoltà, seppur presenti, che le donne devono affrontare per districarsi tra gli ambiti del privato e del pubblico; volevo invece condividere il pensiero della differenza tra uomo e donna. È ormai evidente che la donna non ha bisogno di affermare se stessa conquistando una parità, intesa come uguaglianza, con l’altro sesso che non le appartiene. Non si tratta di soppesare, come se avessimo tra le mani una bilancia, e definire il più o il meno, ma il diverso. La parità che desideravo abbracciare è quella della dignità e dell’opportunità d’espressione.

Manifesta proponeva vari spazi per costruire conversazioni sul tema del lavoro e sull’incontro tra uomo e donna: “La stanza segreta”, (nell’attuale PART di Rimini) era un’esposizione di “dimore” artistiche al femminile, un gioco per carpire qualche segreto delle donne e per esplorare la loro complessità, era un gioco che desideravo giocare assieme agli uomini, nostri compagni di viaggio. Ai quali donavo una “mappa per non perdersi”, si potrebbe osare “per non perderci” confidando che sapessero accettare con ironia la sfida che lanciavamo per facilitare l’incontro. D’altra parte oggi, affinché le donne possano ottenere delle pari opportunità occorre che un numero considerevole di uomini sia pronto a unirsi a loro in questa impresa.

Una riflessione molto attuale, che si ripropone proprio in questi giorni, alla nascita del governo Draghi, dove le donne ministro risultano ancora una volta una quota minoritaria. Nell’attesa che ciò accada, e tramando per questo avvento, è necessario che ciascuno, uomini e donne, incoraggino un cambiamento, una nuova riflessione che scenda a patti con l’altro da sé, un’intima conversazione e una cura reciproca.

Maria Cristina Ballestracci, ©Maria Cristina Ballestracci

FDV: Un’ultima domanda dal momento che abbiamo parlato di donne: quali sono le donne che ha segnato la tua vita e da cui hai tratto ispirazione?

MCB:  La donna che ha segnato la mia vita è stata mia madre le donne della mia famiglia, mi hanno trasmesso passione, autonomia, etica. Poi la poesia di Antonia Pozzi, l’arte di Maria Lai le immagini di Meryl McMaster, donne che condividono percorsi “estremi” nel recuperare le proprie radici, la propria intima natura nella verità di se stesse.

Francesca Della Ventura
Francesca Della Ventura

Francesca Della Ventura is a journalist, curator and contemporary art critic, as well as founder and director of inWomen.Gallery.