Intervista a Monica Argentino

Monica Argentino é nata e vive a Roma. Artista poliedrica lavora con diversi medium artistici, pittura, video art, body art. La sua ricerca artistica porta in superficie quello che non è visibile e vuole dare al visitatore la possibilità, nell’osservazione, di offrire degli spunti di riflessione, provocando sensazioni intime e riconoscibili.


Monica Argentino ©Monica Argentino

Francesca Della Ventura(FDV): Chi è Monica Argentino artista? Qual è stato il tuo percorso? Come ti approcci ai diversi medium artistici con cui lavori?

Monica Argentino (MA): Sono nata a Roma nel 1970 e mi sono formata artisticamente prevalentemente da autodidatta, anche se dopo aver seguito un percorso di studio di orientamento scientifico, ho deciso di conseguire un ulteriore diploma in Grafica Illustrativa, dove sono stata notata per la speciale peculiarità’ di colorista. Negli anni Novanta si collocano i miei esordi con la prima mostra collettiva “Illustrativa 91” (1991) presso la Casa della Cittá-Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. Dipingere e disegnare è stata sempre la mia passione fin dall’infanzia ed anche un luogo sicuro dove rifugiarmi nei momenti difficili. Ho sempre sentito intimamente la necessità di esternare attraverso l’espressione artistica le mie emozioni e con essa trovare risposte ai miei conflitti. Da bambina non mi fermavo al visibile ma cercavo l’invisibile, fantasticando e vedendo un mondo diverso dentro macchie d’acqua o cercando di scorgere dentro un armadio una porta che mi trasportasse in altri mondi, e questo forse continua ad essere l’oggetto dei miei desideri. Cerco con i miei lavori di entrare in empatia con chi guarda e di accendere una fiamma, una emozione, uno stupore. La mia ricerca artistica è legata al portare in superficie quello che non è visibile e dare al visitatore la possibilità nell’osservare di offrire degli spunti di riflessione, provocando sensazioni intime e riconoscibili. Il mio fare arte è istintivo e vorrebbe accendere uno stimolo forte a colui o colei che incontra. L’essermi avvicinata, negli anni, a diversi medium artistici mi permette di esternare e parlare di tutto in modo approfondito e “personale”, sia degli aspetti legati alla mia sfera spirituale, sia di quelli legati specificatamente alla società e ad i suoi costumi. Mi nutro dei tanti percorsi diversi dei quali mi sono impadronita, quando dipingo entro nel mio mondo interiore e lo restituisco con le performances a chi mi guarda. La video art è stata l’ultima sperimentazione alla quale mi sono approcciata, con curiosità ma anche con scetticismo perché non sapevo se sarebbe stata vicina al mio sentire, in quanto io sono per la “materia” per lo sporcarmi le mani ed un mezzo così moderno e freddo mi faceva sorgere dubbi. Ma, d’altra parte, sapevo che per descrivere alcune mie “visioni” sarebbe stato necessario fermarle e filmarle. Il risultato è stato molto soddisfacente e mi sono ricreduta, infatti sono arrivati diversi riconoscimenti per “Involucro” che è stato il mio primo cortometraggio. Le idee arrivano sempre, o nella mia mente, o su suggerimento da ciò che mi circonda. Le elaboro solitamente su piani diversi per cercare di esplicitare “colorando” il più possibile la mia intuizione, cercando di riprodurre il contenuto e non l’immagine così come è. Per questo pur partendo dal figurativo, sono una illustratrice ed ho iniziato con fumetti ed illustrazioni per bimbi, attraverso una sperimentazione continua ho creato un mio stile di una pittura emotiva declinandola anche su corpo, rendendo potente ed empatica la sua comprensione.L’ispirazione nasce molto spesso dall’interesse per il dualismo tra corpo e anima e per la duplicità dell’essere umano, i suoi conflitti più intimi, il suo dolore. La nostra imperfetta natura e le sue contraddizioni. Un percorso dove la condizione tragica della vita è caratterizzata dalla dicotomia fra Bene e Male, Amore e Odio. In uno dei miei ultimi progetti “Alterazioni Opera Vitae”, presentato in residenza d’artista dal 17 al 26 agosto 2020 all’interno della Rassegna di eventi artistici  “Sant’Oreste in Rete Percorsi e Tracce per un nuovo stile di vita e cultura ” patrocinato dal Comune di Sant’Oreste(Rm) e finanziato dalla Regione Lazio, ho voluto cogliere e sviscerare le debolezze,  le disarmonie ed i sentimenti intimi del genere umano, scavandone a fondo tutti i problemi dell’animo, il tenebroso mondo delle sue passioni, le sue pulsioni istintive, la tensione determinata dallo scontro tra lo spirito e la materia. All’interno del lavoro globale, costruito da performances, video art e pittura, c’è anche un dipinto realizzato con stampe umane sulle quali sono intervenuta successivamente con la pittura, omaggio alle Antropometrie di Yves Klein, che è stato esposto al Museo Pinacoteca di Palazzo Caccia Canali. Le stampe umane realizzate all’interno di una performance, evocano la materia nel suo aspetto più concreto e tuttavia con la loro forma indefinita e lontana da ogni rappresentazione realistica, diventano l’intermediario tra il corpo e lo spirito, il materiale e lo spirituale, il visibile e l’invisibile. Descrivere ciò che sta oltre il reale e ciò che sta dentro la tenace resistenza del visibile. Il mio disegno è quello di mettere a nudo i falsi miti di una onnipotenza umana dettata dalla società moderna, riconoscerne la crisi e restituire con l’arte la possibilità di nuovi valori e nuovi desideri.

Alterazioni, Performance, ©Monica Argentino
“Involucro”, cortometraggio ©Monica Argentino

FDV: Mi ha colpito moltissimo il tuo cortometraggio “Involucro”, premiato giá in diverse occasioni: ha ricevuto il premio della critica alla Biennale Internazionale d’Arte di Bari area Metropolitana – Bibart Biennale 2018-2019; è stato vincitore per Rome Art Week 2019 settimana dell’Arte Contemporanea di Roma per Miami New Media Festival dove é stato presentato a Novembre 2019 al DORCAM Doral Contemporary Art Museum di Miami – Florida. Quali sono le difficoltá che si incontrano nel parlare del mondo delle drag queens in Italia – io sono convinta che il tema sia ancora taboo nel nostro paese, mentre in altri per una questione culturale e storica, non sia così e anche opere che raccontano il mondo del travestimento siano piú facilmente esponibili e vendibili…

MA: “Involucroè un cortometraggio a me molto caro, nato da una “visione” notturna e dalla volontà di urlare attraverso le immagini l’Unicità di ogni Essere Umano proprio nella sua diversità. Lasciando spazio alle immagini, attraverso il linguaggio visivo, si vuole rendere familiare e legittimare la connotazione dell’individuo in quanto tale, con un proprio valore e riconoscimento senza distinzione di classi, di genere, di colore e di orientamento sessuale. Involucro descrive i conflitti di una Drag Queen, uomo ed eterosessuale che, in una società come la nostra stigmatizzata secondo certi ruoli e canoni conformati, esplora la difficile espressione della libertà individuale di scelta e di autodeterminazione del proprio corpo. Il protagonista attraverso cambi d’abito, di trucco, di espressioni corporee e di stati d’animo arriva finalmente alla serena consapevolezza di essere SÉ STESSO. Per interpretare Involucro ho scelto appositamente un mio caro amico, uomo eterosessuale, nota Drag Queen romana, Monique de Torbell (nome d’arte ) perché con lo sguardo della sua anima multisfaccettata ero certa avrebbe dato il giusto valore ad un messaggio così importante. Credo che nel nostro paese ci sia ancora molto lavoro da fare per superare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere e purtroppo assistendo anche a tanti femminicidi, ho paura che il pensiero maschilista sia molto radicato nella nostra società di stampo, ancora, patriarcale. Abbiamo ottenuto l’uguaglianza dei diritti con l’uomo, grazie alle lotte politiche femministe, ma la donna è ancora oggi soggetta a soprusi ed episodi di disuguaglianza nell’ambito lavorativo, ma anche nella vita sociale e familiare quotidiana. Moltissima della mia produzione artistica è dedicata alle problematiche legate alla tematica della violenza di genere e parità di genere. La mia mostra personale nel 2017 “Chimera:le forme del male” è dedicata alla  violenza sulle donne e alla loro dipendenza psicologica con il carnefice.  Attraverso l’arte, ho voluto dare voce ad una solitudine, complice spesso delle violenze per cercare di trovare la radice da sanare con la collettività. Sono andata avanti con il mio lavoro sviluppando la Performance “Flowerincage” tratta dal mio progetto Body To Art, presentandola anche in occasione della settimana dell’arte contro la violenza sulle donne al V Festival delle Arti di Ferrara nel 2018. Da poco ho esposto due lavori di nudi femminili stilizzati, raccolti nella mia serie WoMen, in una Boutique erotica “Mondi Possibili”, che è una delle pochissime (forse 2 a Roma) presenti nel nostro territorio, creata con caratteristiche simili a quelle estere. La vetrina illuminata e allestita come un altro qualunque negozio, è visibile dalla strada e non più nascosta in antri bui e poco accessibili; la merce è esposta e ben presentata per dare la possibilità al cliente di sentirsi a proprio agio e protetto. Ci tenevo particolarmente affinché le mie WoMen ci fossero, esse sono dedicate alla forza generatrice della Donna, la Grande Madre, alla sua capacità di resilienza, raffigurandola come una sorta di Lilith, simbolo dell’emancipazione femminile che non si assoggetta al maschile. Ho fatto parte per tre anni di un collettivo artistico Queer e femminista, ricco di performance di varie specialità, come pittrice e body painter, portando in scena un lavoro corale che nasceva come progetto a sostegno di Genderotica Festival. Soprattutto in questo periodo storico con l’arrivo della pandemia, dovremmo avere analizzato la vita da una prospettiva diversa, da un punto di vista più ampio, e vedere finalmente l’interconnessione di tutti gli esseri esistenti.

Deja Vu, Body to Art, performance, ©Monica Argentino

FDV: Hai detto che ti sei dedicata alla body art. Ci parli un po’ del tuo progetto “Body to Art”?  Mi ha colpito molto questa tua frase a commento del tuo lavoro: “La società contemporanea tende sempre più a porre in secondo piano la centralità dell’essere umano ed il suo valore, cercando di omologarlo in un pensiero di globalizzazione, mentre ogni soggetto è Unico ed Irripetibile”.

MA: “Body To Art” Project Performance Human Body art/video installation/music sono perfomances di Human painting, come le ho definite io mettendo l’Umano e non il corpo (body) in interazione con videoproiezioni e sonorizzazioni. Un progetto di contaminazione tra vari linguaggi artistici per innescare nello spettatore una riflessione fatta di forme, immagini, corpi e suoni. All’interno di Body to Art ho sviluppato tantissime performance tutte dedicate a temi sociali o legati ad una ricerca interiore. Comunicare attraverso il corpo ed il colore, entrando in empatia con il soggetto che sto dipingendo, crea una energia tangibile potente conduttrice della mia intenzione. Del resto il body painting è una espressione artistica antichissima e nasce come riflesso esterno di un’esigenza interna. Uno dei miei primi lavori è stato proprio su me stessa, con un self painting che ho chiamato “Oltre il Corpo”, in una specie di catarsi tra me e la mia pittura, il corpo diviene materia espressiva e territorio di ricerca identitaria. Body To Art vuole rappresentare il corpo svincolato dagli stereotipi di bellezza, simboleggiando con la trasformazione, il cambiamento sia fisico che emotivo, tornando a quella ricera di rendere visibile oltre la resistente persistenza della realtà materiale. Nel progetto artistico vengono dipinte modelle ma anche e soprattutto corpi di persone “normali” con canoni estetici comuni, rivendicando il corpo e la sua grande forza come veicolo di messaggi sociali e le performances come momento di indagine profonda del sé. È un progetto unico nel suo genere, essendo la pittura del corpo eseguita integralmente dal vivo in un lasso di tempo ristretto dove riesco a produrre soddisfacenti immagini finalizzate a sensibilizzare l’osservatore e nasce dal desiderio di far passare attraverso la forza prepotente di un corpo messaggi sociali, quindi per scelta voglio celebrare forme e fisici diversi, per agevolare il processo di identificazione dello spettatore. Tra le performances più cariche emotivamente c’è  “Dejà vu”, presentata congiuntamente al cortometraggio avente stesso titolo,  in anteprima in occasione di RAW- Roma Art Week 2019 RAW, un lavoro sulla memoria e sui ricordi ispirata alla malattia di Alzheimer. Come traghettatore vi è l’identificazione del corpo dipinto come una bambola, chiusa in un mondo di stanze dismesse, case diroccate, vetri infranti di finestre giganti, dove integre si scorgono solo delle boccette di profumi, visibili nel cortometraggio che fa da scenografia alla performance. Le bambole incarnano il collegamento tra una vita dimenticata e l’ultimo stracciato attaccamento alla realtà, come dimostrano gli effetti della Doll-therapy Terapia della bambola di Britt Marie Egedius Jakobsson. Mentre i profumi presenti nel video che fa da scenografia alla performance, rappresentano odori dell’infanzia che per sempre vivono nella nostra mente assumendo le sembianze di una porta semiaperta, il potente collegamento ad un passato emotivo a cui facciamo ricorso per far tornare alla memoria quei momenti felici. Un opera onirica che cerca di cogliere e fermare le sensazioni delle nostalgie passate e future. Déjà vu – video art è presente a “Restart Project” -Bibart International Art Biennial and Eye’s Walk digital Festival- Italy Greece 2020 In definitiva con l’esperienza creativa vorrei restituire all’essere umano la sua centralità, il suo valore, contro una società contemporanea che vive per il consumo, dove tutto si trasforma in merce, dove tutto si consuma velocemente, in un meccanismo omologante che racchiude l’uomo in una gabbia di esseri indistinti. Un’epoca dove non è più importante distinguersi dal gruppo ma omologarsi ad esso, anche solo per paura di essere esclusi, mentre non essere come gli altri è sinonimo di diversità ed il diverso non è mai negativo. Ogni uomo, pur situato in una storicità, rappresentativo di una cultura, di tradizioni e condizionamenti, con la sua componente personale e qualità e specificità diverso da tutti gli altri, da ogni altro, per una libertà irripetibile. È impossibile ridurre in uno schema l’uomo. Ogni essere umano è Unico ed Irripetibile.

Archetipo umano, performance, ©Monica Argentino

FDV: Nel bellissimo  testo critico che mi hai inviato mi hanno colpito due cose: una é una sorta di un tuo “manifesto” sul che cosa serve oggi l’arte, molto interessante come prospettiva; l’altro é sull`importanza di avvicinare i bambini piccolissimi all’arte…

MA: L’arte è una ‘forma di cura’, un vero e proprio presidio sanitario, indispensabile per la crescita culturale ed individuale. Un canale preferenziale, diretto, arcaico e moderno per trasformare velocemente una crisi in opportunità e creare consapevolezza. In questa società dove si predilige una forma di comunicazione parlata e scritta, sarebbe invece importante recuperare un linguaggio fatto di forme e colori. Infatti mentre le parole implicano una verbalizzazione del disagio, esse possono mentire, dimenticare, fuorviare il concetto, le immagini sono immediate, autentiche partendo dal profondo e non creano barriere di difesa. Avvicinare quindi i bambini all’arte in ogni sua forma (arti visive, danza, teatro) è non soltanto consigliato ma raccomandato. Incoraggiare la creatività e l’espressione, aiuta a sviluppare le capacità comunicative, procura un impatto positivo sul loro sviluppo cognitivo ed emozionale. Sviluppare l’intelligenza emotiva ci può aiutare a superare situazioni di emarginazione e trasformare dei comportamenti distruttivi in processi creativi. L’arte e la cultura in generale possono fare molto per agevolare la diffusione e la comprensione di messaggi positivi, entrare in relazione ed incidere a livello sociale per restituire dignità.

In definitiva solo la cultura, l’arte può generare un’umanità più libera e consapevole.

FDV: Come é vivere Roma da artista e cosa é cambiato negli ultimi anni?

MA: Sono molto legata a Roma, ma nonostante il mio amore per lei, trovo che viverci stia diventando ogni giorno più difficile, soprattutto da artista. Non abbiamo spazi comuni dove poter condividere, siamo molto lontani da quel fermento che si respirava per esempio negli anni 60-70. L’arte deve parlare con la società, dovrebbe essere in mezzo alla gente, essere di tutti e per tutti. Invece la società sembra non conoscerla più dopo l’uscita degli artisti dalle Accademie o comunque dal sistema scolastico, sembra tirarsene fuori ed infatti siamo considerati “invisibili” ad oggi dallo Stato. Lo stato non sostiene chi vuole intraprendere la carriera artistica, a differenza degli altri paesi (Francia, Belgio, Olanda per citarne solo alcuni), dove esiste un sistema ben organizzato che consente all’artista di avere studi ad affitti contenuti, oltre a vari tipi di sostegno e di sussidio. C’è una parte di responsabilità anche degli artisti stessi, che non riescono più a creare delle factory o comunque a riunirsi, sembrano entità uniche e a se  stanti. L’Italia è il Paese europeo con il numero più alto di riviste e quello più basso di centri d’arte. Altra cosa importante è venuta a mancare la figura del gallerista come mediatore, ora moltissimi sono “affitta pareti” non in grado di seguire un artista o di consigliare un collezionista. Gli artisti ormai sono anche curatori, galleristi, amministratori e promoter di sé stessi, togliendo tempo prezioso alla creatività. Dovremmo avere quelle figure professionali, ma aimè non possiamo permettercelo, perché  è difficile vivere solo di arte ed infatti sono pochissimi quelli che non fanno un altro mestiere per pagare le bollette. Adesso per il ” marketing fai-da-te” si utilizza il digitale, è fondamentale essere presenti sui social, website, blog anche se un lavoro artistico è sicuramente meglio vederlo dal vivo.Per quanto mi riguarda vedo il digitale come un qualcosa di parallelo, ma necessario.Mi pare evidente che le gallerie virtuali siano la realtà attuale, anche se mi auguro che non prendano il sopravvento in modo assolutistico.

Ringrazio Francesca Della Ventura, per avermi dato la possibilità di raccontarmi in questa interessante intervista.