Intervista ad Alex Prosperi

Abruzzese d.o.c., Alex Prosperi, classe 1989, nasce a Teramo e si trasferisce per gli studi a Bologna dove frequenta l’Accademia di Belle Arti, terminando il triennio nel 2013. Per un anno vive a Berlino per tornare, poi, in Italia e trasferirsi a Milano, dove frequenta l’Accademia di Brera, laureandosi in pittura nel 2017. Alex non si dedica soltanto alla pittura, ma anche alla scrittura, in particolare alla poesia.


Francesca Della Ventura (FDV): Alex, prima di tutto grazie per aver partecipato a questa intervista. Sei il primo artista che ospitiamo nel nostro spazio virtuale “rosa”. Ci racconti qualcosa della tua formazione e di come ti sei avvicinato al mondo della pittura e a quello della scrittura?

Alex Prosperi (AP): Sono abruzzese di nascita, di stomaco e di cuore, ma sono cresciuto di testa e di spalle a  Bologna, dove ho frequentato il triennio all’accademia di belle arti, corso pittura. Ho vissuto per un periodo a Berlino, cercando una sorta di rive gauche, ma più vagabondando che altro, e l’ultima tappa è stata Milano, dove ho finito gli studi in pittura, all’accademia di Brera, e dove vivo tutt’ora. Ho cominciato a dipingere all’università, con il tempo è cambiato il mio approccio al racconto delle cose, ma da sempre ho disegnato, fin da piccolo: animali, mostri marini, tantissimi dinosauri, disegnavo guardando soprattutto alle enciclopedie del nonno. Mi piacevano anche le ruspe, ma non come Salvini. Crescendo c’è stata una svolta verso il fumetto e l’illustrazione, ma poi ho capito che avevo bisogno di spazio, e non di tempo, e allora mi sono trasferito sulle tele. E i mostri,  quelli che abbiamo un po’ tutti, sono rimasti, ma vengono da dentro invece che da un libro. E poi scrivo sì, ma non mi ricordo come mai, forse è colpa di de André. Lui diceva che Benedetto Croce diceva che quelli che scrivono dopo i 15 anni o sono poeti o sono cretini. Io siccome non so cantare sono un grandissimo cretino!

FDV: “L’Arca di Noé”, “Il supplizio di Prometeo”, i tuoi quadri hanno dei soggetti antichi, mitologici sacri. Il pennello lacera le figure e il racconto ha molte volte una forte drammaticitá, vicina all’inquietante… perché?Come nascono le tue opere?

“Il supplizio di Prometeo”, acrilico su tela, 100cmx100cm, 2021, ©Alex Prosperi

AP: La mia opera, la mia cosa, il mio percorso diciamo, che solo dopo diventa un quadro, inizia da una domanda, una riflessione su me stesso e in me stesso.

La domanda si può riassumere in “chi sono io?”

“Quali delle mille sfaccettature della mia personalità ha preso il sopravvento sulle altre, oggi?”

“Quando mi guardo allo specchio non mi riconosco, come se non associassi la voce che sento al volto che ho” …e tutto questo diventa  anche una riflessione sul fatto che niente è come sembra…insomma c’è questo ignoto buco nero dentro e fuori, un po’ nichilismo e un po’ disperazione.

E allora prendo spunto dalla mitologia, dai santi torturati della religione, dalla letteratura, per cercare una metafora  che esprima questo mio dubbio, questa mia ossessione, che mi rode dentro come l’aquila a Prometeo, e che ha mille facce che ricrescono ogni volta, come l’Idra. O animali di ogni specie che sbucano fuori dalla pancia di Noè… e così via. Il quadro quindi inizia da qui: c’è qualcosa che voglio dire e cerco un modo per farlo, devo buttarlo fuori per psicoanalizzarmi e il modo che ho trovato è stato dipingere. Ho questa immagine in testa che è l’espressione visiva della domanda e la vomito sulla tela. Nessun bozzetto preparatorio o disegno a matita, al massimo linee per rendermi conto dei volumi. Poi piano piano continuo, coloro, modifico e ..la forma prende forma fuori di me in modo quasi autonomo, c’è solo questa immagine che aleggia intorno e poi si concretizza lì. Probabilmente finisce che è totalmente diverso da come lo avevo pensato all’inizio o forse è molto simile. Ma quello che conta per me e solo per me è che stia fuori e non più dentro. Poi il quadro finisce, vive da solo, non mi interessa più, se ti inquieta mi fa molto piacere, se lo vendo è ancora meglio! La tecnica è acrilico su tela semplicemente perché è rapido da usare e io sono molto pigro.

FDV: Se volessimo etichettare i soggetti dei tuoi dipinti (non mi piace farlo, ma se proprio dobbiamo lo facciamo) diciamo che fai un tipo di pittura figurativa molto vicina al mondo surrealista. Cosa ha rappresentato per te il surrealismo nell’evoluzione della storia dell’arte? Chi sono i pittori surrealisti a cui maggiormente ti ispiri?

AP: Max Enrst, ovviamente Dalì, ma perché era il più facile da cui prendere spunto, ma anche Goya, quello pazzo, Kokoschka e Ligabue, sempre quello pazzo, anche se non sono surrealisti. All’inizio devo dire che sì, il surrealismo, ma per caso, è stata la cosa a cui mi sono aggrappato di più, anche se ora credo e spero di essermi fatto un mondo mio.

Cosa ha rappresentato per la storia non lo so, è una domanda di storia dell’arte e io non ho studiato! Però penso che sia stato un bel pretesto per dire alla gente “guardateci dentro”, come un bel rubinetto da cui far uscire i sogni e i drammi. E questo per me, per un artista, penso sia fondamentale.

Personalità multiple si cibano di un demone acrilico su tela 100cmx100cm, 2020, ©Alex Prosperi

“L’Arca di Noé”, acrilico su tela, 200cmx200cm, 2018 ©Alex Prosperi

FDV: Secondo te a che punto é oggi la pittura figurativa? Si continua a fare del mero citazionismo o per te c’é ancora molto da dire in ambito figurativo?

AP: Quando si parla di arte, pittura o no, è sempre tutto così possibile che anche il citazionismo è sacrosanta arte. Banksy che ha rubato da Picasso diceva che i veri artisti rubano. Io dal canto mio spero sempre di non essere una copia di nessuno, ma penso pure che alla fine è solo voglia di dire “ehi, guardatemi esisto anche io, sono un disperato come voi!”

FDV: Come vedi le donne nell’arte? C’é paritá in questo campo secondo te?

AP: Io per primo mi sento molto donna, sopporto il dolore e mi faccio le paranoie! Colleghe tantissime: Ritardo, una su tutte, nome d’arte di Giulia Cellino, (non glielo ho chiesto se posso citarla, spero che non si arrabbi) è la prima che mi viene in mente perché è un’amica, fa fumetti e illustrazioni. Più o meno le altre che conosco vengono da quel mondo li, e forse sì, in questa piccola nicchia c’è parità. Ma non frequento questi ambienti cosi da vicino e vivo poco il mondo di gallerie e collezionisti, per mia colpa, ma perché lo sento lontano, (perché si prendono tutti troppo sul serio) e quindi non saprei se ci sia davvero parità o no, nel mondo dell’arte. Spero solo che non sia come su Instagram, dove è necessario farti una foto sexy e solo dietro la tua opera per finire nell’algoritmo. Però qualche dubbio mi viene.

L’arte è fatta dall’essere umano e l’essere umano non è ancora abbastanza evoluto da riuscire a capire che la mantide mangia la testa al suo compagno, l’ape è regina e gli uomini fanno gli operai e la iena madre è a capo di tutto.

FDV: Un’ultima domanda: com’é vivere Milano da artista? Come ti muovi nel circuito (molto difficile e chiuso, bisogna ammettere) delle gallerie milanesi?

Vivere da artista, a Milano come nel mondo, per me è uguale a come vivere nel mondo da persona (stiamo tutti recitando una parte su questo grande palcoscenico rotondo). Con la differenza che sono sensibile, e mi metto a piangere per esempio quando guardo la tomba di Munari al cimitero monumentale. Cioè non penso che l’artista sia qualcosa di diverso dagli altri, è un disperato come tutti che grida al mondo ci sono anche io. E così anche Milano, è solo una tappa, un percorso, uno stallo, non differente dalle altre tappe, percorsi… stalle! Forse da parte degli artisti, o insomma di quella categoria di persone che si fanno chiamare così, (io non so più se voglio farmi chiamare così) c’è o ci dovrebbe essere una sensibilità diversa nel guardare agli eventi, alle cose fuori e dentro di sé, una profondità di sguardo e di stomaco. Ma non penso sia una condizione sinequanon.

Come già dicevo non mi muovo nei circuiti delle gallerie, per mia colpa, per pigrizia e perché non so come fare, e perché quelle a cui ho chiesto, ti chiedono i soldi per appiccicare un tuo quadro da loro, senza fregarsene davvero di dirti “fai schifo, mi piaci.” Non nego però che mi piacerebbe, solo per vedere l’effetto che fa, (vengo anch’io no tu no) entrare in questo grande centrocommerciale esclusivo!

Scusami se sono stato prolisso e se sono andato fuori tema, ma mi piace tantissimo farlo, forse perché sono egocentrico.

“L’Idra”, acrilico su tela, 100cmx100cm, 2021, ©Alex Prosperi
Francesca Della Ventura
Francesca Della Ventura

Francesca Della Ventura è una giornalista, curatrice e critica d’arte contemporanea, nonché fondatrice e direttrice di inWomen.Gallery.