INTERVISTA A FRANCESCA MARIA D´ANTONIO

Scenografa e costumista teatrale, artista di inWomen.Gallery

Francesca Maria D´Antonio in uno dei suoi abiti tradizionali abruzzesi da lei disegnato © Francesca Maria D´Antonio

Francesca Della Ventua (FDV): Francesca sei un’artista completa, ti dedichi alla pittura, alla scultura, al costume e alla scenografia. Hai studiato in Accademia a L’Aquila: cosa ha significato per te l’Accademia di Belle Arti, come ha influito sulla tua carriera e come è stato vivere quell´ambiente dopo il terribile terremoto del 2009?

Francesca Maria D´Antonio: (FMDA): Il mio percorso è nato un po’ per caso, un po’ per destino. Non avevo mai pensato di iscrivermi all’Accademia. Durante il liceo entro in conservatorio, nel corso di canto lirico e sarà proprio questo percorso a farmi conoscere l’opera lirica, il teatro, le maestranze. L’entrata all’Accademia di Belle Arti dopo il liceo è stato il proseguimento di un percorso naturale perché già all’età di sei anni il disegno era il mio unico “mezzo di comunicazione”. Il corso di scenografia era quello che si avvicinava più alla mia personalità: amavo la fotografia, il cinema, il teatro, la musica, il canto, la scultura, la sartoria, la pittura…. tutto ciò che contribuisce alla realizzazione di uno spettacolo. Desideravo iscrivermi a un’accademia di moda perché più propensa a lavorare sul costume di scena, ma alla fine ha vinto l’Accademia perché ero già iscritta al Conservatorio di musica di Pescara e la mia famiglia allora non aveva la possibilità economica di farmi studiare in un’altra scuola privata. Quando ho iniziato il percorso all’Accademia di Belle Arti di Pescara era il 2009. L’Aquila era una città ferita, anche l’accademia lo era, lo erano tutti dopo il terremoto. Il bonus per gli studenti mi permise di prendere una triennale senza grandi spese e questo è stato sicuramente un grande aiuto. Purtroppo – voglio essere sincera – con il senno di poi e come spesso accade, ho rimpianto questa scelta per diversi motivi: 1) L’aspettativa che avevo sul percorso formativo era troppo alta; 2) Mi aspettavo dei corsi più dettagliati, professionali e non è stato così; 3) Una volta terminata l’università mi sono resa conto che non avevo imparato nulla…. l’unica fortuna era stata sperimentare diverse materie interessanti come scultura, costume e analizzare la storia dello spettacolo con un grande professore che ricordo con affetto. Nonostante non consiglierei così facilmente l’iscrizione all’Accademia, devo dire che lì ho scoperto la mia strada e ciò che sapevo, potevo e volevo fare; forse proprio questa è la cosa più importante… capire cosa voler fare nella vita. 

FDV: Come si diventa scenografe? Cosa consigli a chi vuole fare questo lavoro?

FMDA: Io sono scenografa su carta, sono laureata in scenografia ma non si diventa scenografo sulla carta. Si diventa tale lavorando. Questa è l’unica via. Trovare un buon maestro e affiancarlo è la cosa migliore da fare. Io ho avuto la fortuna di lavorare con i fratelli Iezzi, Filippo e Gianluca. Due persone fantastiche sotto il punto di vista umano e sotto il punto di vista professionale! Un anno in laboratorio ho imparato tutto ciò che l’accademia non è riuscita a darmi. Ho lavorato soprattutto nella realizzazione di scenografie partendo dalla costruzione (falegnameria), fino a arrivare alla pittura e alla scultura. Ci sono state anche diverse occasioni di progettazione, organizzazione del lavoro, gestione dei tempi.. una continua corsa contro il tempo… orari un po’ folli e tutto ciò mi ha davvero formato e anche un po’ provato! Per questo consiglio a chi ama lo spettacolo di entrare prima in un laboratorio e poi di iscriversi all’accademia, non il contrario.

FDV: Tra i lavori che presenti su inWomen.Gallery, ci sono degli schizzi per i costumi della protagonista Abigaille del Nabucco di Verdi, un personaggio amato e odiato al tempo stesso. Chi è per te Abigaille? Che donna vuole raccontarci?

FMDA: Il personaggio di Abigaille mi ha sempre affascinata. Il Nabucco è stata la mia prima opera da cantante lirica e ho avuto il piacere di eseguirla ben due volte con diverse produzioni. Abigaille é l’antagonista del racconto, il personaggio apparentemente cattivo e crudele, ma é, a mio avviso, la vera vittima della storia. Una schiava “adottata” dal re che prova una grande gelosia nei confronti della sorella Fenena, la figlia riconosciuta del re. Abigaille è pronta a commettere qualsiasi cosa per attirare l’attenzione del padre, per sentirsi figlia amata e legittima, ma cerca di ottenerlo facendo uccidere la sorella… insomma non ha scelto la strada più giusta. È una donna che conquista il potere e che piano piano crolla mostrando tutta la sua fragilità… infatti si suicida con del veleno e prima di morire chiede perdono a tutti. Mentre il pubblico generalmente odia questo personaggio, io mi emoziono nella scena finale quando lei, da donna forte e imponente, crolla e apre il cuore confessando la sua sofferenza chiedendo perdono. Per me Abigaille rientra in quella categoria di persone che apparentemente sono forti perché hanno paura di soffrire. Donne abbandonate, figli che soffrono per la paura dell´ abbandono… mi ricorda le donne che vivono nell’indifferenza e che si sentono inferiori ad altre. Abigaille ha scelto la strada sbagliata ma solo per sentirsi amata e importante per qualcuno. Nei bozzetti volevo far sentire questo. Nel primo la vediamo forte, bella, sguardo sensuale; nel secondo disegno c’è un misto tra ascetismo e tenerezza infantile: l’abito cambia, il trucco è impreciso, i capelli si spettinano… inizia il suo crollo emotivo. Nel terzo schizzo ormai lei è vicina alla morte.. non ha vie d’uscita. Si rende conto di aver sbagliato e non è in grado di trovare una soluzione alla sua situazione così si uccide con un veleno. Quante volte ci è capitato di sentirci così, in un angolo cieco, come lei?

FDV: Un’ultima domanda: come pensi possa cambiare il teatro dopo questo periodo così difficile di lockdown a seguito di una pandemia globale? Che conseguenze potrebbe avere il lockdown su lavoratori “tecnici” come te? Ti manca non lavorare dietro le quinte?

FMDA: Il lockdown è arrivato in un momento particolare. Il mondo dello spettacolo era già in crisi da diverso tempo. C’erano già difficoltà nel farsi pagare, le compagnie non rispettavano i tempi, i teatri nemmeno…Erano anni che lottavo per fare questo lavoro senza la “spinta” di qualcuno. Il Covid ha dato uno schiaffo forte un po’ a tutti, però penso che ai grandi del teatro forse quasi ci voleva. Mi è sempre capitato di lottare per far scrivere il mio nome sui miei lavori- difficile farsi rispettare se sei “giovane”, salvo che poi alla soglia dei trent’anni sei considerato vecchio. Per una ragazza è ancora più difficile lavorare in questo ambiente. I piccoli operai come noi non sono considerati abbastanza eppure lo spettacolo è possibile solo grazie a noi che siamo dietro le quinte. Il teatro ora ha grandi problemi, vero, ma ne aveva moltissimi anche prima e forse resteranno sempre perché c’è un sistema un po’ malato. Il teatro mi manca? Da morire. 

Francesca Della Ventura
Francesca Della Ventura

Francesca Della Ventura é giornalista, curatrice e critica d´arte contemporanea, oltre che fondatrice e direttrice di inWomen.Gallery.

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