LE SIGNORE DELL’ARTE – STORIE DI DONNE TRA ‘500 E ‘600

– mostra a Palazzo Reale di Milano fino al 25/07/2021, curata da Anna Maria BavaGioia Mori e Alain Tapié

di Daniela Cavallo

L’arte non ha sessualità, può veicolarne il messaggio, ma va oltre la sessualità stessa dell’arte e di chi la fa.

Il giorno dopo aver visitato “Le Signore dell’arte” ho avuto la stessa sensazione d’incanto e potenza che provo quando entro in contatto con i capolavori del Rinascimento. Non ho pensato “Queste artiste erano donne, senza un uomo nel ‘500 non esistevano, sono state stuprate, sono finite in convento”. Ho provato stupore e ammirazione davanti all’olio “Partita a scacchi” del 1550, nell’immaginare Sofonisba Anguissola mentre ritrae i volti delle sue sorelle in questo capolavoro, che traduce la complicità femminile in un gioco di scacchi e di prospettive.

Sofonisba Anguissola, “Partita a scacchi”, 1550, olio su tela. Foto di Daniela Cavallo

Le categorie di artiste che Giorgio Vasari racconta nel suo trattato ”Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori “del 1568 sono tre: nobildonne, donne in convento e figlie d’arte come ad esempio Artemisia Gentileschi, solo loro hanno accesso alla cultura e all’arte del dipingere. Nella seconda sala del percorso della mostra non si può non rimanere colpiti da una pala di quasi tre metri per due: una Natività di san Giovanni Battista, un olio di Orsola Maddalena Caccia. La pala dalle grandi dimensioni ha un impatto fisico sullo spettatore. Orsola era monaca e pertanto non poteva dipingere modelli uomini, motivo per cui la pala è tutta al femminile, eccetto per una ”quota azzurra” in alto a sinistra, due piccoli Gesù e S. Giuseppe immancabili. Tutta la scena è raccontata da donne di diverse età ed estrazione sociale, tutte protagoniste in egual misura e testimoni della Nascita del Battista. Si resta senza fiato nell’avvicinarsi all’opera potendo scoprire le lumeggiature preziose dei pizzi e delle vesti.


Orsola Maddalena Caccia, Natività di san Giovanni Battista, olio su tela, Foto di Daniela Cavallo

Elisabetta Sirani, La Sacra Famiglia, 1660 circa, olio su tela, Foto di Daniela Cavallo.

Proseguendo nel percorso, non posso non citare Elisabetta Sirani e Plautilla Bracci, prima architetta del Seicento. Vorrei soffermarmi però su un dipinto di Lavinia Fontana, anche lei figlia di un pittore, poliedrica nei soggetti del suo operato.


Lavinia Fontana , San Francesco riceve le stimmate, 1579, olio su tela. Foto di Daniela Cavallo

Lavinia sembra precedere di due secoli e mezzo la pittura romantica e sembra raccontarci la categoria estetica del sublime prima di Turner con una modernità assoluta ; il paesaggio si fa corpo, colore e il dialogo con S. Francesco diviene un dialogo con la Natura impregnata di assoluto e salvifico silenzio.

Si prosegue nel percorso ed ecco scoprire le audaci e prime nature morte come soggetto vero e proprio di Fede Galizia, il suo bellissimo “Alzata di cristallo con pesche, castagne e fiori di gelsomino” del 1607, e la preziosa acquaforte di Diana Mantovani, una delle poche allieve ammesse alla prima Accademia di Belle Arti. E poi Ginevra Cantofoli, Rosalia Novelli, Plautilla Nelli, Caterina Cantoni, Claudia del Bufalo fino ad arrivare all’opera che conclude la mostra e che potrebbe benissimo essere un’opera del ventunesimo secolo: La Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi.

Quest’opera mostra drammaticamente nel corpo stesso della propria tela, le lacerazioni causate da un’esplosione a Beirut, dove si trovava fisicamente l’opera. La tela, bucata e sofferente, sembra raccontarci il messaggio di Burri con i suoi sacchi materici, diventando testimonianza del nostro assurdo presente.

Il visitatore, alla fine del percorso, guardando sulla sinistra, scorge un video che proietta l’ esplosione. Ed eccoci ai giorni nostri, fuori dall’incantesimo dell’arte, in un tempo moderno e antico, purtroppo sempre attuale, quello della guerra.


Artemisia Gentileschi, Maria Maddalena, 1630-1631, olio su tela. Foto di Daniela Cavallo