Recensioni

L´altra metà dell´avanguardia quarant´anni dopo” di Angela Maderna, edito da Postmediabooks, 2020.

„Ho lavorato con dignitá. Lavorare con dignitá ha un prezzo altissimo.” (Lea Vergine)

Copertina del libro “L´altra metá dell´avanguardia” di Angela Maderna

Aver scelto di riportare questa citazione di Lea Vergine quasi a conclusione del saggio “L´altra metà dell´avanguardia quarant´anni dopo”, recente pubblicazione della casa editrice Postmediabooks, fa comprendere da subito il lavoro profondo svolto dall´autrice, Angela Maderna, nel far addentrare il lettore non solo nelle ragioni di una mostra fondamentale a livello internazionale, ma anche nell´impresa esemplare, necessaria -ma anche coraggiosa- realizzata dalla sua curatrice, la critica d´arte Lea Vergine (1936-1940), scomparsa un paio di settimane fa – e a cui abbiamo dedicato la nascita di questo sito.

In poco più di cento pagine, Angela Maderna si addentra nella ricostruzione e nella ricezione della mostra, inaugurata nel 1980 nella sede di Palazzo Reale a Milano, “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche”, voluta e curata da Lea Vergine con allestimenti di Achille Castiglioni. La grande eredità di questa mostra, come giustamente sottolinea l’autrice, è di aver ridato alla storia dell’arte internazionale più di cento nomi di artiste donne attive all’interno dei movimenti d’avanguardia di inizio Novecento che erano state quasi del tutto cancellate (e moltissime lo sono ancora oggi, purtroppo) dalla storiografia tradizionale. Un lavoro unico perché Lea Vergine si distanziava dal ricostruire le vite di queste artiste secondo la metodologia sociale e femminista del tempo che voleva far leva sulla vita e le difficoltà che le donne avevano avuto nell’esercizio del mestiere. Lea Vergine analizzava le centoquattordici artiste con un metodo scientifico, basato sulla biografia e la qualità delle loro opere per ridare loro dignità e per porle sullo stesso livello della storiografica artistica dedicata agli uomini. Una mostra che è stata, pertanto, aspramente criticata, persino dalla stessa Carla Lonzi che tanto si discostava dal pensiero della Vergine. Una mostra rivoluzionaria, non rivoltosa, così come si definiva la stessa curatrice di “L´altra metá dell´avangaurdia”.

Inaugurazione della mostra “L´altra metá dell´avanguardia 1910-1940”, Palazzo Reale, Milano 1980. Da sinistra: Achille Castiglioni, Grazia Varisco, Vittoria Alliata di Villafranca, Pierre Rouve e Elisabetta Fermani; sedute: Dora Vallier e Lea Vergine. Foto di Maria Mulas.

Nel suo saggio pubblicato da Postmediabooks, Angela Maderna arriva a ricostruire non solo gli aspetti propriamente più tecnici della mostra, come l´allestimento, a cui (giustamente) dedica un intero capitolo – si potrebbe dire quasi un´innovazione in sé se si considera che molti testi critici tralasciano le analisi degli allestimenti architettonici; l´autrice cerca di riedificarne anche il contesto storico-critico, affrontando l´aspetto del reinserimento delle donne artiste nella storia dell´arte e nelle ricerche degli anni Settanta, e l´eredità della mostra a distanza di quarant´anni. È proprio la conclusione che lascia più interdetti, non per lo splendido scritto critico della Maderna, quanto perché, attraverso l´analisi dei manuali di storia dell´arte e dell´enciclopedie online, rende consapevole il lettore di come la questione “nomi femminili nella storia dell´arte” sia ancora ben lontana dall´essere compresa e accolta e modificata, mettendolo sicuramente di fronte a una questione importante: la necessità assoluta di riscrivere una storia dell´arte con più nomi femminili.

Francesca Della Ventura
Francesca Della Ventura

Francesca Della Ventura é giornalista, curatrice e critica d´arte contemporanea, oltre che fondatrice e direttrice di inWomen.Gallery.

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